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La Schema Therapy è facile! — William Vanden – Julien Legoust — Éditions Revolu
Libri in italiano

La Schema Therapy è facile!

La guida completa per individuare e sciogliere i blocchi emotivi

Auteur William Vanden – Julien Legoust
Pages 269
Langues Italiano Deutsch English Français
ISBN 9798170992829
Parution 31/08/2026
Format broché 24,90 €
Format Kindle 8,99 €

Présentation

Perché alcune difficoltà psicologiche ritornano sempre uguali, anche dopo anni di lavoro su di sé? La Schema Therapy propone una risposta: certe strutture emotive e cognitive si formano nell'infanzia, quando i bisogni fondamentali restano senza risposta, e continuano a colorare percezioni, emozioni e relazioni per tutta la vita adulta. Questo volume espone il modello nella sua interezza, dal quadro teorico degli schemi maladattivi precoci fino alle applicazioni cliniche più delicate. Vi si trovano l'organizzazione dei mode, il ruolo dei bisogni emotivi primari, gli apporti delle neuroscienze affettive, le fasi del percorso terapeutico e le sue tecniche, cognitive, esperienziali e comportamentali. Ampio spazio è dedicato alla relazione come strumento di cambiamento e a ciò che accade quando gli schemi si attivano dentro la stanza. Casi clinici dettagliati accompagnano ogni passaggio e mostrano come i concetti si compongano davanti a una persona reale. Un testo pensato per chi studia psicologia e per chi opera nel campo, che rende accessibile un modello sofisticato senza semplificarlo: l'ambizione dichiarata è che la Schema Therapy diventi comprensibile e applicabile, anche di fronte ai quadri più complessi.

Sommaire

I fondamenti della Schema Therapy
Quadro teorico
Storia ed evoluzione concettuale
Principi fondamentali e postulati
Gli schemi maladattivi precoci
Gli stili di coping disfunzionali
I mode schematici
I bisogni emotivi primari
I sistemi emotivi di Panksepp
Approccio pratico
Fasi e struttura della terapia
Valutazione e diagnosi degli schemi
Tecniche cognitive
Tecniche esperienziali
Tecniche comportamentali
La relazione terapeutica empatica
Brainspotting e risorse terapeutiche
Il Comprehensive Resource Model
Applicazioni cliniche
Il trattamento dei disturbi d’ansia
Il trattamento dei disturbi depressivi
Il trattamento delle dipendenze
Il trattamento dei disturbi di personalità
Attaccamento disorganizzato e dissociazione
Il Genitore Critico e l’origine punitiva
Casi clinici ed esercizi pratici

Extrait

La storia delle psicoterapie è fatta di oscillazioni. Le tradizioni si alternano, ciascuna illuminando un versante della sofferenza psichica e lasciandone in ombra un altro. Le impostazioni psicoanalitiche hanno dominato per decenni il panorama clinico, prima che le terapie comportamentali e poi quelle cognitivo-comportamentali si imponessero progressivamente. La Schema Therapy compare esattamente nel momento in cui l’esigenza di integrare queste prospettive diventa evidente, sotto la spinta di quadri clinici che nessuna di esse riusciva a trattare da sola. Non è nata da un progetto teorico. È nata da un’insoddisfazione clinica. Jeffrey Young, il suo fondatore, era all’inizio un praticante convinto della terapia cognitivo-comportamentale. Formatosi direttamente con Aaron Beck, il padre della terapia cognitiva, aveva cominciato la carriera applicando i protocolli CBT con rigore. Nel corso della sua attività a New York, negli anni Ottanta, si accorse però che alcuni pazienti non rispondevano in modo soddisfacente a quelle procedure. Erano i pazienti che la letteratura dell’epoca definiva «difficili»: problematiche croniche, tratti di personalità rigidi. Comprendevano perfettamente, sul piano intellettuale, le ristrutturazioni cognitive proposte in seduta. Quella comprensione non si traduceva però in alcun cambiamento emotivo o comportamentale durevole. Young cominciò allora a interrogarsi sui limiti della CBT tradizionale e a cercare altrove le risorse teoriche per arricchire la propria pratica. La genesi del modello è dunque legata a un problema concreto, non a un’ambizione di scuola. Young non voleva fondare un indirizzo terapeutico: voleva capire perché certe terapie fallissero. Questo orientamento pragmatico resta una caratteristica di fondo della Schema Therapy, che si è sempre sviluppata in risposta a ostacoli incontrati nella clinica quotidiana. La sua prima intuizione fu riconoscere il peso delle esperienze precoci nella formazione di strutture cognitive profonde, che chiamò schemi maladattivi precoci. A differenza delle cognizioni più superficiali su cui interviene la CBT classica, questi schemi vennero concepiti come strutture di base, plasmate durante l’infanzia e mantenute lungo tutto l’arco della vita. BREVE DIGRESSIONE STORICA I primi pazienti che spinsero Young a ripensare l’impianto cognitivo-comportamentale avevano storie infantili segnate da carenze affettive significative. Un caso emblematico fu quello di una giovane donna brillante, affetta da depressione ricorrente, che pur comprendendo perfettamente le distorsioni cognitive individuate in terapia continuava a sentirsi profondamente difettosa. L’esplorazione della sua storia rivelò un padre emotivamente assente e una madre critica. Fu una delle prime pazienti in cui Young riconobbe quelli che avrebbe poi chiamato schemi di Abbandono e di Inadeguatezza. Lavorando con lei cominciò a sviluppare tecniche di immaginazione per accedere ai ricordi infantili carichi di emozione, ponendo le basi delle future tecniche esperienziali della Schema Therapy. Per costruire il modello Young attinse a tradizioni diverse. Dalla CBT conservò la centralità della cognizione e l’impianto strutturato degli interventi. Dalla psicoanalisi trattenne l’attenzione alle esperienze precoci e alle dinamiche relazionali inconsapevoli. La teoria dell’attaccamento gli fornì il quadro per capire come le relazioni infantili costruiscano i modelli operativi interni che poi guidano le relazioni adulte. La Gestalt, infine, ispirò le tecniche esperienziali ed emotive, in particolare il dialogo tra le sedie e il lavoro immaginativo. Questa integrazione non fu un assemblaggio eclettico ma una sintesi organizzata attorno a un concetto centrale, quello di schema. Le prime pubblicazioni di Young, all’inizio degli anni Novanta, ne contenevano già i contorni, benché il modello sia poi cambiato in modo sostanziale. L’evoluzione teorica della Schema Therapy si lascia leggere in quattro fasi distinte. La prima, tra il 1990 e il 1996, ruota attorno all’identificazione e alla descrizione degli schemi maladattivi precoci e alla messa a punto dei primi strumenti di valutazione e intervento. In questo periodo Young individua una quindicina di schemi, raggruppati in domini che corrispondono ai bisogni emotivi primari del bambino. È in questa prima fase che nasce anche il primo strumento di valutazione strutturato, lo Young Schema Questionnaire, pensato per rendere misurabile ciò che fino a quel momento restava affidato all’intuito clinico. La scelta non è secondaria: dotarsi di un questionario significava accettare il confronto con i criteri della ricerca empirica e uscire dal terreno delle impressioni. Da quello strumento discendono le versioni brevi oggi in uso e buona parte degli studi che hanno reso possibile la validazione successiva. La seconda fase, tra il 1997 e il 2002, introduce il concetto di stili di coping.
La Schema Therapy è facile! par William Vanden – Julien Legoust - Éditions Revolu

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