Éditions Revolu — Maison d'édition indépendante
Come superare la paura dell'abbandono — William Vanden — Éditions Revolu
Libri in italiano

Come superare la paura dell'abbandono

Manuale di psicologia applicata

Pages 243
Langues Italiano Deutsch Français
ISBN 9798171570811
Parution 03/09/2026
Format broché 14,50 €
Format Kindle 6,99 €

Présentation

Perché la paura di essere lasciati resta accesa anche quando nulla, nella realtà, la giustifica? Chi convive con la paura dell'abbandono controlla il telefono decine di volte al giorno, interpreta ogni silenzio come un segnale, chiede conferme che rassicurano per poche ore e poi smettono di bastare. Questo libro spiega da dove viene quel meccanismo e come funziona: le esperienze precoci che hanno tarato il sistema d'allarme, i modi in cui la paura si manifesta nel lavoro, nelle amicizie e soprattutto nella coppia, e le strategie di protezione che finiscono per produrre esattamente ciò che si teme. La seconda parte del percorso è di osservazione: strumenti per riconoscere i propri schemi, individuare le situazioni che attivano l'ansia e rileggere le relazioni passate senza rimuginare. La terza propone esercizi concreti di regolazione emotiva, ristrutturazione dei pensieri e costruzione di un attaccamento più sicuro, organizzati in un percorso adattabile al proprio ritmo. Un testo scritto per chi vuole capire che cosa succede dentro di sé quando qualcuno si allontana, e smettere di lasciare che quella paura decida al posto suo.

Sommaire

Introduzione
Esplorazione della paura dell’abbandono
I volti dell’abbandono
Le manifestazioni nella vita quotidiana
L’impatto sulle relazioni sentimentali
Il circolo vizioso dell’autosabotaggio
Le origini psicoanalitiche del disturbo
L’attaccamento precoce compromesso
I traumi infantili irrisolti
Il ruolo delle figure genitoriali
I meccanismi di difesa inconsci
La coazione a ripetere
L’identificazione diagnostica personale
Riconoscere i propri schemi disfunzionali
I questionari di autovalutazione clinica
La mappa dei trigger emotivi
L’analisi delle relazioni passate
Gli esercizi terapeutici strategici
Le tecniche EMDR adattate all’autoaiuto
La ristrutturazione cognitiva dei pensieri
Gli esercizi di regolazione emotiva
I protocolli per un attaccamento sicuro
Il piano terapeutico personalizzato

Extrait

Le situazioni che seguono sono ricostruzioni composite, costruite a partire da configurazioni ricorrenti e non riferite a persone identificabili. Una donna guarda il telefono per la decima volta in un’ora. Il compagno non ha risposto al messaggio del mattino, quello con cui gli augurava buona giornata. Sono le due del pomeriggio. La mente costruisce già gli scenari: ha conosciuto qualcun’altra, sta pensando a lasciarla, non la ama più. Il corpo si irrigidisce, la gola si stringe, una palla d’ansia cresce nello stomaco. Un uomo annulla per la terza volta un appuntamento con una donna che gli piace davvero. Adduce un impegno di lavoro, ma la verità è che l’ansia cresce man mano che la data si avvicina. Meglio andarsene prima di essere lasciati, si dice, senza esserne pienamente consapevole. Una terza persona mantiene con tutti una distanza emotiva costante. I colleghi la trovano simpatica ma inafferrabile. Eccelle nell’arte di creare legami abbastanza superficiali da non rischiare mai di soffrire. Tre storie diverse, tre strategie opposte, un unico terrore di fondo: quello di essere abbandonati. Le manifestazioni classiche dell’angoscia La paura dell’abbandono assume forme molteplici che, a prima vista, possono sembrare contraddittorie. La più evidente resta l’ansia da separazione manifesta, quella che trasforma ogni addio in uno strappo e ogni assenza in una minaccia esistenziale. Chi vive questa forma diretta sente fisicamente la separazione come un’amputazione. Il sistema nervoso si attiva non appena la distanza si installa, innescando una cascata di reazioni fisiologiche intense: accelerazione del battito, sudorazione, sensazione di soffocamento, a volte veri e propri attacchi di panico. Questa ipervigilanza relazionale consuma progressivamente le risorse psichiche. Si sviluppano strategie di verifica costante che diventano rapidamente invasive. I messaggi ripetuti, le chiamate frequenti, le richieste di rassicurazione producono paradossalmente proprio la distanza che cercano di evitare. Il partner, l’amico, il collega si sentono soffocati da questa domanda incessante di prove di attaccamento. Si installa un circolo vizioso: più si cerca di assicurarsi della presenza dell’altro, più si rischia di allontanarlo. Un tratto distingue questa forma dall’inquietudine comune: l’anticipazione. La sofferenza non comincia con la separazione, comincia molto prima. Un viaggio di lavoro annunciato con tre settimane di anticipo occupa quelle tre settimane. Le sere precedenti diventano tese, i litigi si moltiplicano alla vigilia delle partenze, e la persona finisce spesso per rovinare i giorni che avrebbe voluto godersi. Il paradosso è amaro: la paura di perdere il tempo insieme è proprio ciò che lo consuma. L’ansia da separazione può assumere anche forme più sottili. Alcune persone mascherano la propria angoscia dietro un’iperattività relazionale. Moltiplicano i contatti sociali, riempiono l’agenda in modo frenetico, si investono in molte relazioni simultanee per non sentire mai il vuoto. Questa strategia di dispersione affettiva permette di diluire l’ansia, ma impedisce di costruire legami profondi. Altre sviluppano una dipendenza affettiva massiccia verso una sola persona, di solito il partner, che diventa il centro gravitazionale dell’esistenza. L’identità si fonde progressivamente in quella dell’altro, in una simbiosi che annulla ogni individualità. DECIFRARE L’EMOZIONE Il terrore primitivo dell’abbandono affonda le radici nelle strutture cerebrali più antiche. Il corpo reagisce come davanti a un pericolo mortale: tensione muscolare generalizzata, respiro corto e superficiale, vampate di calore o brividi di freddo. I pensieri girano in circolo (« mi lascerà », « resterò solo »), creando un vortice mentale sfiancante. Questa attivazione neurofisiologica intensa corrisponde a quella di un mammifero separato dal gruppo, una situazione storicamente equivalente a una condanna a morte. Tutte queste manifestazioni hanno in comune un punto: sono tentativi di risposta a una minaccia percepita come reale. È da qui che nascono anche le forme che sembrano dire il contrario. Le forme mascherate e paradossali Più sconcertanti sono le manifestazioni che sembrano andare contro la paura dell’abbandono pur essendone profondamente motivate. Il rifiuto preventivo è una delle strategie più dolorose e autodistruttive. La persona mette fine alla relazione prima che possa farlo l’altro, convinta di riprendere così il controllo su un abbandono che considera inevitabile. Questa fuga in avanti si accompagna spesso a una razionalizzazione elaborata: l’altro non era poi così interessante, la relazione non aveva futuro, meglio smettere adesso prima di affezionarsi troppo. L’evitamento relazionale è un’altra faccia nascosta del fenomeno. Alcune persone costruiscono metodicamente una vita in cui i legami profondi diventano impossibili. Scelgono partner geograficamente lontani, emotivamente indisponibili o palesemente incompatibili. Altre sabotano sistematicamente ogni relazione che comincia a diventare significativa: creano conflitti, pongono ultimatum impossibili, spariscono all’improvviso senza spiegazioni.
Come superare la paura dell'abbandono par William Vanden - Éditions Revolu

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