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Come superare il disturbo schizoaffettivo — William Vanden — Éditions Revolu
Libri in italiano

Come superare il disturbo schizoaffettivo

Manuale di psicologia applicata

Pages 135
Langues Italiano Deutsch Français
ISBN 9798171865634
Parution 04/09/2026
Format broché 12,50 €
Format Kindle 6,99 €

Présentation

Che cosa accade quando le voci non se ne vanno insieme alla depressione, e l'umore continua a oscillare anche quando i deliri si attenuano? Il disturbo schizoaffettivo occupa da quasi un secolo una posizione scomoda: non è schizofrenia, non è disturbo bipolare, e chi ne è toccato attraversa spesso anni di diagnosi riviste prima che il quadro si chiarisca. Questo volume ricostruisce la condizione dall'interno, seguendo il filo che collega i meccanismi cerebrali, la storia personale e ciò che accade davvero nella vita quotidiana di chi convive con questi sintomi. Vi si esplorano l'intreccio tra manifestazioni psicotiche e alterazioni dell'umore, le letture che la psicoanalisi e le neuroscienze ne hanno dato, il percorso che porta a un inquadramento corretto e le strategie che permettono di riconoscere in anticipo il ritorno di una fase difficile. Il testo si rivolge a chi ha ricevuto questa diagnosi, a chi accompagna una persona che l'ha ricevuta, e a chi studia il campo della salute mentale. Restituisce a una condizione considerata oscura la sua fisionomia precisa, e mostra su quali margini è possibile agire.

Sommaire

Introduzione
Esplorazione del disturbo
Definizione e caratteristiche fondamentali
Storia ed evoluzione delle concezioni
Aspetti neurologici e biologici
Impatto sociale e familiare
Le cause secondo la psicoanalisi
Fondamenti psicodinamici
Trauma e sviluppo precoce
Relazioni oggettuali e identità
Meccanismi di difesa specifici
Identificazione e diagnosi
Il processo diagnostico
Forme cliniche e varianti
Comorbilità e diagnosi differenziale
Esercizi e strategie
Approcci terapeutici integrati
Tecniche di regolazione emotiva
Gestione dei sintomi psicotici
Ristrutturazione cognitiva
Competenze sociali e comunicazione
Stile di vita e prevenzione delle ricadute
Piano d’azione personalizzato

Extrait

I casi clinici presentati in questo manuale sono compositi: ricostruiti a partire da configurazioni ricorrenti descritte in letteratura, non riferibili ad alcuna persona identificabile. Una donna intorno ai trent’anni riferisce voci che commentano le sue azioni, criticano il suo lavoro e a tratti le ordinano di abbandonare i progetti in corso. Queste esperienze allucinatorie si intrecciano con periodi di euforia in cui lavora per giorni quasi senza dormire, seguiti da fasi depressive in cui fatica ad alzarsi dal letto. Il quadro non si lascia ricondurre né alla schizofrenia né al disturbo bipolare: i sintomi psicotici non scompaiono quando l’umore rientra, e le oscillazioni timiche sono troppo strutturate per essere un contorno. È esattamente questa combinazione che definisce il disturbo schizoaffettivo. Manifestazioni psicotiche Le allucinazioni, percezioni in assenza di stimolo esterno, costituiscono un sintomo centrale. Quelle uditive interessano circa l’85% delle persone con questa diagnosi e si presentano in forme diverse: voci singole o multiple, familiari o sconosciute, che dialogano tra loro o si rivolgono direttamente alla persona. Hanno spesso caratteristiche stabili e riconoscibili — timbro, volume, intonazione — che il paziente impara a identificare. L’impatto emotivo varia: circa sette persone su dieci descrivono voci malevole o critiche, mentre le restanti riferiscono voci neutre o occasionalmente benevole. Questa distinzione conta più di quanto sembri, perché il grado di ostilità della voce predice l’entità della sofferenza meglio della sua frequenza. I deliri, presenti nella quasi totalità dei casi, sono convinzioni incrollabili che resistono a qualsiasi argomentazione logica. Il delirio persecutorio è il più frequente, presente in circa sei casi su dieci: la persona è convinta di essere sorvegliata, minacciata o vittima di un complotto. I deliri di riferimento, in circa quattro casi su dieci, portano a interpretare eventi neutri come dotati di un significato personale. I deliri di grandezza, poco più di un caso su tre, riguardano capacità, identità o missioni attribuite a sé stessi in modo sproporzionato. La disorganizzazione del pensiero è il terzo asse. L’allentamento dei nessi associativi produce collegamenti illogici tra le idee e rende il discorso difficile da seguire. Vi si aggiungono il blocco del pensiero, ossia l’interruzione improvvisa del filo del discorso, la tangenzialità, cioè la risposta che scivola accanto alla domanda, e la circostanzialità, il percorso eccessivamente tortuoso prima di arrivare al punto. Queste alterazioni interessano tre quarti dei pazienti e incidono in modo determinante sulla comunicazione quotidiana, spesso più delle voci stesse. Componente affettiva Gli episodi maniacali si riconoscono da una costellazione di segni specifici. L’elevazione dell’umore si accompagna ad accelerazione psicomotoria, con un aumento marcato dell’attività fisica e mentale. La tachipsichia, cioè l’accelerazione del corso del pensiero, interessa circa l’80% dei pazienti in fase maniacale e produce un flusso di idee difficile da contenere. La riduzione del bisogno di sonno — spesso meno di tre ore per notte — riguarda la quasi totalità dei casi e alimenta un circolo vizioso: meno sonno, più disorganizzazione, più sintomi psicotici. Gli episodi depressivi presentano una sintomatologia altrettanto strutturata. L’anedonia, ossia la perdita della capacità di provare piacere, colpisce circa l’85% dei pazienti in fase depressiva, mentre le alterazioni del sonno, per eccesso o per difetto, ne interessano circa il 90%. Le variazioni dell’appetito producono oscillazioni ponderali significative, superiori al 5% del peso in un mese, in oltre la metà dei casi. L’ideazione suicidaria è presente nel corso della vita in una quota rilevante di pazienti, e il rischio di passaggio all’atto è nettamente superiore a quello della popolazione generale: è il singolo elemento che impone la vigilanza clinica più stretta di tutto il quadro. QUANDO SERVE UN INTERVENTO IMMEDIATO Alcune situazioni non ammettono attesa né gestione autonoma da parte dei familiari. Un cambiamento rapido del comportamento nell’arco di pochi giorni, la comparsa di voci che impartiscono ordini, l’espressione di intenzioni suicidarie anche formulate in modo vago, l’interruzione improvvisa della terapia, il ritiro totale dal contatto: ciascuno di questi segnali richiede di contattare senza rinvii il Centro di Salute Mentale di riferimento o il medico curante. In caso di pericolo immediato il riferimento è il numero unico di emergenza 112. Per un ascolto non sanitario, anche notturno, è attivo il servizio di Telefono Amico Italia. Rivolgersi a questi servizi non equivale a un ricovero: nella maggioranza dei casi porta a un aggiustamento terapeutico ambulatoriale e a un monitoraggio ravvicinato per alcune settimane.
Come superare il disturbo schizoaffettivo par William Vanden - Éditions Revolu

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