Libri in italiano
Ipnosi l'induzione è facile!
Dal principiante all'ipnotista esperto — La guida completa alle induzioni ipnotiche
Format broché
24,90 €
Format Kindle
8,99 €
Présentation
Perché l'induzione ipnotica sembra così difficile a chi la affronta per la prima volta? Il timore di sbagliare, l'incertezza davanti alle reazioni dell'altro, la paura di perdere il filo: sono le stesse esitazioni che hanno accompagnato alcuni tra i nomi più noti della storia dell'ipnosi. Eppure l'induzione non è una prestazione tecnica da eseguire alla perfezione. È un processo naturale e collaborativo, che diventa semplice quando se ne comprendono i meccanismi. Questo volume accompagna il lettore lungo tutto il percorso: dai fondamenti dello stato ipnotico alle induzioni classiche, dalle tecniche rapide alle forme conversazionali che si intrecciano con il dialogo ordinario. Mostra come riconoscere i segni della trance, come adattare l'approccio a ogni persona, come affrontare le situazioni che sembrano resistere, e come arrivare infine a comporre induzioni proprie. Un'esposizione chiara, ancorata a quanto le scienze cognitive hanno chiarito su questi stati di coscienza, pensata per chi vuole capire davvero che cosa accade durante un'induzione. Al termine del percorso, quella frase che all'inizio suonava come una provocazione diventa una constatazione: l'induzione è facile.Sommaire
Introduzione
Fondamenti dell’ipnosi
I meccanismi dello stato ipnotico
La relazione ipnotica
Preparare il terreno prima dell’induzione
I segni della trance ipnotica
Tecniche di induzione classiche
Le induzioni per rilassamento progressivo
Le induzioni per fissazione visiva
Le induzioni per confusione mentale
Le induzioni per sovraccarico sensoriale
Induzioni avanzate e adattate
Induzioni rapide e istantanee
Induzioni conversazionali nel quotidiano
Adattare l’induzione al profilo cognitivo
Tecniche per i casi difficili
Creare le proprie induzioni
La struttura di un’induzione efficace
Personalizzare il proprio stile
Improvvisare con scioltezza e sicurezza
Valutare e migliorare le proprie induzioni
Applicazioni pratiche
Induzioni per la gestione dello stress
Induzioni per il dolore cronico
Induzioni per i disturbi emotivi
L’autoipnosi come prolungamento
Verso una pratica fluida e naturale
Extrait
L’ipnosi ha vissuto a lungo circondata da un’aura di mistero, e oggi occupa una posizione solida nel campo scientifico. I pendoli oscillanti e gli sguardi magnetici che farebbero «perdere il controllo» appartengono allo spettacolo, non alla pratica professionale. Secondo la definizione contemporanea proposta dall’American Psychological Association, l’ipnosi è uno stato di coscienza caratterizzato da attenzione focalizzata, riduzione della consapevolezza periferica e accresciuta capacità di risposta alla suggestione2. È il frutto di un consenso tra ricercatori, e allontana l’ipnosi tanto dall’idea di sonno artificiale quanto da quella di sottomissione: si tratta prima di tutto di una modulazione dell’attenzione e della coscienza. Comprendere i meccanismi di questo stato non serve a impressionare nessuno con il gergo scientifico. Serve ad adattare il proprio modo di lavorare e ad acquisire sicurezza, perché capire è già cominciare a padroneggiare. I modelli esplicativi Il modello dissociativo, proposto da Pierre Janet alla fine dell’Ottocento, descrive l’ipnosi come una separazione temporanea tra funzioni psichiche abitualmente integrate. In questa prospettiva, durante l’ipnosi alcuni processi mentali sfuggono al controllo cosciente e funzionano in modo autonomo. Immagini un’orchestra in cui alcuni musicisti continuassero a suonare indipendentemente dal direttore: è questa relativa autonomia di certe funzioni a rendere possibili i fenomeni ipnotici. Il modello neodissociativo, sviluppato da Ernest Hilgard negli anni Settanta, affina l’impostazione introducendo la nozione di osservatore nascosto3. Anche in ipnosi profonda, sostiene Hilgard, una parte di noi resta consapevole e osserva quanto accade. È ciò che spiega perché persone sottoposte ad analgesia ipnotica, che dichiarano di non aver sentito nulla durante una procedura dolorosa, ne conservino poi un ricordo preciso. Il resoconto tipico, ricorrente nella letteratura sperimentale, suona più o meno così: non ho sentito niente, però sapevo perfettamente cosa stava succedendo. Il modello sociocognitivo, sostenuto da Theodore Sarbin e più recentemente da Irving Kirsch, propone una lettura radicalmente diversa. Qui non esiste alcun meccanismo psicologico speciale: l’ipnosi sarebbe essenzialmente il prodotto di aspettative, credenze e contesto sociale. Il soggetto interpreterebbe un ruolo, quello del «buon soggetto» che risponde alle attese implicite della situazione, senza per questo simulare. La prospettiva ha il merito di sottolineare l’importanza decisiva della cornice e delle suggestioni preliminari, ma è stata ridimensionata dalle scoperte del neuroimaging. Il modello integrativo, oggi il più utile alla pratica, combina questi approcci riconoscendo all’ipnosi una natura multidimensionale: neurofisiologica, psicologica e relazionale insieme. Lo stato ipnotico vi appare come un fenomeno emergente, prodotto dall’incontro tra le capacità del soggetto, le competenze dell’operatore e il contesto in cui i due si trovano. Che cosa si osserva concretamente Quando una persona entra in ipnosi, una serie di marcatori fisiologici segnala il cambiamento. Le modificazioni elettroencefalografiche sono tra le più studiate. Si registra in genere un aumento dell’attività theta (4-7 Hz), associata al rilassamento profondo e agli stati creativi, insieme a una maggiore sincronizzazione tra regioni cerebrali diverse. Questi tracciati si distinguono nettamente da quelli del sonno: l’ipnosi non è un addormentamento. Sul piano cardiovascolare si osserva un rallentamento del battito e una lieve riduzione della pressione arteriosa, segni di attivazione parasimpatica. Le modificazioni non sono però costanti e dipendono molto dal contenuto delle suggestioni: una suggestione di attività fisica intensa può al contrario accelerare temporaneamente il ritmo cardiaco. L’osservazione pupillare rivela spesso una lieve midriasi durante l’induzione, seguita da fluttuazioni legate ai contenuti evocati, quasi che le pupille «ascoltassero» il racconto ipnotico. Il respiro tende a rallentare e a farsi più regolare, talvolta interrotto da sospiri profondi nei momenti di rilascio significativo. È l’indicatore più facilmente osservabile durante il lavoro. Un continuum, non un interruttore Questi marcatori si collocano lungo un continuum di stati di coscienza, non dentro una dicotomia semplice tra ipnosi e non ipnosi. Lo schema qui sotto dispone questi stati lungo un unico asse. A un estremo si trova la veglia attiva, analitica e orientata verso l’esterno, dominata dalle onde beta (13-30 Hz): è lo stato in cui si risolve un problema complesso o si partecipa a una discussione animata. Spostandosi lungo l’asse si incontra la veglia rilassata, in cui l’attenzione comincia a fluttuare, come quando si è assorbiti da un libro o da un film. Prevalgono le onde alfa (8-12 Hz). L’ipnosi leggera si caratterizza per un distacco più marcato dagli stimoli ambientali irrilevanti, per un’assorbimento crescente e per i primi fenomeni ideomotori, cioè piccoli movimenti autonomi. La consapevolezza resta piena, ma comincia a comparire una sensazione di distanza. L’ipnosi media consente l’emergere di fenomeni più pronunciati: analgesia parziale, distorsioni temporali, amnesia selettiva.


